Negli ultimi mesi i telegiornali ci hanno raccontato numerosi episodi di violenza compiuti da ragazzi molto giovani. Sono fatti gravi, che colpiscono e fanno riflettere.
Parlando con alcuni miei coetanei, ormai vicini ai sessant'anni, ho però notato un sentimento ricorrente: il pessimismo. Molti sono convinti che stiamo vivendo in un'epoca sempre più violenta e che il futuro non possa che essere peggiore del presente.
Comprendo questa sensazione. Se ogni giorno veniamo bombardati da notizie di aggressioni, bullismo, baby gang o violenza gratuita, è naturale pensare che i giovani siano cambiati in peggio.
Ma è davvero così?
C'è un proverbio che dice:
"Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce."
Ed è proprio questo il punto.
Gli episodi di violenza fanno notizia perché sono eccezionali, scioccanti e meritano di essere raccontati. Ma, proprio per questo, finiscono per occupare tutta la nostra attenzione.
Nel frattempo esiste una "foresta" silenziosa che non compare mai nei telegiornali.
Sono migliaia di ragazzi che ogni mattina si alzano per andare a scuola o al lavoro.
Giovani che studiano per costruirsi un futuro.
Che accettano di fare sacrifici oggi per raccogliere qualcosa domani.
Che rispettano gli altri.
Che credono ancora nell'impegno, nella meritocrazia e nell'onestà.
Che rifiutano le scorciatoie, i soldi facili e quella ricerca della notorietà che dura il tempo di un video sui social.
Sono ragazzi che aiutano i genitori, fanno volontariato, praticano sport, coltivano passioni, costruiscono amicizie sincere e cercano semplicemente di diventare persone migliori.
Di loro non sentiremo quasi mai parlare.
Perché la normalità non fa notizia.
Eppure sono infinitamente più numerosi di quelli che scelgono la strada della violenza.
Ogni generazione, probabilmente, ha pensato che quella successiva fosse destinata a peggiorare. È successo ai nostri nonni, ai nostri genitori e, oggi, succede anche a noi.
La storia, però, racconta qualcosa di più complesso.
L'umanità ha attraversato guerre, crisi economiche, epidemie e profonde trasformazioni sociali. Ha commesso errori enormi, ma ha anche saputo migliorare sotto molti aspetti: nella tutela dei diritti, nella medicina, nell'istruzione, nella qualità della vita e nelle opportunità offerte a milioni di persone.
Questo non significa ignorare i problemi.
Significa semplicemente evitare che il rumore di pochi alberi caduti ci impedisca di vedere la foresta che continua a crescere.
La prossima volta che una notizia ci farà pensare che "i giovani sono tutti così", ricordiamoci anche di quei milioni di ragazzi che non finiranno mai in prima pagina.
Perché stanno facendo la cosa più importante di tutte:
stanno costruendo, in silenzio, il futuro.
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