L’estate scorsa mi contatta il titolare di una famosissima libreria antiquaria in provincia di Bergamo. È interessato ad un volume di Giotto che avevo in vendita a 500 euro e mi chiede di aspettare fino alla fine di agosto per acquistarlo, perché era in vacanza. Euforicamente accetto!
A settembre, lo contatto per sapere come sono andate le ferie e ricordargli del volume di Giotto. Mi dice che l’opera era destinata alla figlia, che avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento e, per questo, mi chiede di posticipare a fine settembre. Forzatamente accetto.
A ottobre, dopo un altro mese di attesa, lo contatto chiedendo della salute della figlia e gli ricordo del volume. Lui mi dice che è troppo occupato a organizzare due mostre di antiquariato e mi chiede di spostare l’acquisto a fine mese. Stancamente accetto.
Arriva novembre, e lo contatto di nuovo, chiedendo come sono andate le mostre e ricordandogli del volume. Mi risponde che ha delle spese urgenti da affrontare e mi chiede di rimandare a fine dicembre, così da regalarla a sua figlia per Natale. Tristemente accetto.
Il 31 dicembre, dopo mesi di attese e rinvii, lo contatto per gli auguri di buon anno e ricordargli del volume. Risponde: “Il volume di Giotto? Ah, sì! Guardi: ho cambiato idea, lo può rimettere in vendita!”
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